L’inno testè ascoltato ci rinnovella sempre la nobiltà spirituale dell’essere rotariani in quella internazionalità che spazia dagli Stati Uniti al Giappone….all’Europa intera…dall’ Afghanistan a Capo Verde…dal Congo alla Nigeria e così via.
In tale estesa grande internazionalità sussistono però diversi archetipi che configurano diversità sostanziali.
Mi piace qui ricordare quanto Raffaele Pallotta, mio amico fratello, diceva, in relazione a queste variabili che di Rotary ce
ne siano diversi e che a questa diversità doveva essere riportata l’armonizzazione dei pensieri diversi.
Certamente diverso è il nostro archetipo, ciò in quanto pervasi da cultura propria che è quella esclusivamente occidentale.
Da Socrate a Platone ad Aristotele, da Agostino D’Ippona a Tommaso D’Acquino al Rinascimento intero, da Niccolò
Macchiavelli ad Erasmo da Rotterdam che hanno promosso l’educazione umanistica ed il libero pensiero, da Kant e
Rousseau da Sartre ad Habermas, questi in una panoramica tra quelli che col loro pensiero, nelle diverse epoche, hanno
contribuito in modo significativo alla formazione delle culture, delle istituzioni, alla definizione dei concetti sui diritti umani,
sul contratto sociale, sulla critica della religione e della autorità politica ed i valori che caratterizzano il mondo occidentale edificando l’entità individuo, l’educazione umanistica, il libero pensiero.
Ed in questo vasto mondo si inserisce il Rotary che postula principi , programmi e finalita’ in piena aderenza a tale
cultura. Nella promozione della pace, nella risoluzione dei conflitti, nella comprensione interculturale e nella cooperazione
internazionale il Rotary si interfaccia con quanto propugnato nei diritti fondamentali dell’uomo pilastri fondamentali della
cultura occidentale. Il Rotary nato negli Stati Uniti d’America porta con se’ il pensiero filosofico dominante del Pragmatismo che mette l’accento sull’importanza dell’esperienza dell’azione e delle conseguenze pratiche delle convinzioni ritenendo che la
verita’ della convinzione stessa debba essere valutata in base alla sua utilita’ pratica e alla sua efficacia nel risolvere i problemi umani.
Sorge cosi’ il Rotary con la corretta gestione degli affari e qui il discernimento tra guadagno-utilita’ -benessere complessivo,
felicita’. E qui l’associazione al Pragmatismo di altro pensiero che porta sul binario dell’etica il giusto guadagno: L’Utilitarismo.
Da qui : è bene e giusto ciò che aumenta la felicità correlata all’utilità del singolo con consecutivo vantaggio collettivo
basato sulla sommatoria dell’utilità individuale.
È la cosiddetta algebra morale di J. Bentam che dà luogo al cosidetto Utilitarismo Moderno.
Da Bentam a Jan Stuart Mill che concettualizza la variazione da utilità a felicità
Felicità individuale sempre che’ derivante da un prefigurato disegno di utilità collettiva e da qui al benessere sociale.
Appare così imprescindibile la concettualità etica laddove le azioni devono essere valutate in base alla capacità di determinare benessere complessivo spesso inteso come felicità. Ed è appunto l’alternarsi pragmatico ed utilitaristico che segna
l’azione rotariana volta alla comprensione dell’azione umana derivante dall’esperienza individuale e dalla convergenza della
sommatoria verso il bene comune. Tale ideale benessere sociale trova contezza semprecchè bilanciato dalla dimensione della GIUSTIZIA.
Da Stuart Mill ad Edward Moore il concetto di felicità assume la dimensione di fini ideali quali la saggezza, la conoscenza,
l’amicizia ed il godimento estetico. In tutte le varianti però l’Utilitarismo appare certamente intriso dal concetto di
individualismo che proteso alla ricerca del benessere costituisce la base di un Liberalismo che sfocia nella
dicotomia: LIBERALISMO CAPITALISTA LIBERALISMO SOCIALE.
Da qui la concettualità liberalistica sociale che rafforzerà il diritto nelle aspirazioni di eguaglianza e libertà.
E qui il substrato del sogno di PH per una ideale società giusta. Concettualità questa che troverà diffusione in stati e
continenti diversi.
Trattasi di una concettualità basata su di una sorta di interelazione costruttiva, inizialmente di tipo primario in
quanto interfaccia persone e, come tale non si priva nel costrutto della entita’ persona e dei suoi comportamenti.
Un fenomeno nato in un inizio secolo 900, periodo questo che ha le sembianze di un gigantesco, infinito cantiere nel quale
ogni aspetto della realtà storicamente appare investita da un processo di radicale trasformazione. Un periodo in cui le componenti fondamentali del pensiero (spazio-tempo-movimento) sono rivoluzionate dalla relatività di EINSTEIN.
Un periodo in cui la persona umana è rilevata nella sua molteplice identità dalle ricerche psicoanalitiche di FREUD.
Un periodo in cui i canoni espressivi si modificano con CEZANE e si stravolgono nel cubismo del giovane PICASSO.
Un periodo in cui anche il raccontare le cose varia con CHECOV fino a PIRANDELLO.
In questo inizio 900, storicamente definito terribile ed affascinante cantiere, incurante di ogni cautela; in questo affascinante e terribile cantiere che la borghesia percepisce quale proprio trionfo che più tardi elegge quale “Belle Epoque”, in questo avvio
di secolo nasce per poi diffondersi il ROTARY.
In tale coacervo intellettuale cosa e’ stato il determinante propulsivo? Forse una necessità di rafforzamento della società e della
eticità in questa. Ed e’ proprio la ricerca della eticità che comincia a profilarsi nell’orizzonte di una coscienza civile.
Coscienza civile che porta sempre più gli uomini ad aderire a sodalizi in cui c’è concomitanza di ideali e affinita’ di spirito.
(Cio’ che Shopenauer considera nuclei fondanti in una virtuale eguaglianza ove sia la ragione umana il legame cementante).
Da qui ne viene sempre piu’ che la diversita’ di pensiero sia valore fondante allorquando contribuisca al bene comune
perche’ aiuta a crescere , aiuta a confrontarsi ed a sapere ascoltare.
Merito della societa’ civile e’ quello di aver dato uomini capaci di esprimere i valori della societa’ stessa e quindi il merito di
porsi come elemento valoriale di transizione tra societa’ civile e la politica, infatti se nel pensiero del 600 la societa’ civile e’
sinonimo di societa’ politica , quindi di Stato e’ con la corrente filosofica di Rousseau che societa’ politica e societa’ civile non
coincidono piu’ con sempre piu’ aderenza al pensiero occidentale.
Ecco, allora, la società civile assumere il ruolo di rifugio dei singoli cittadini e delle loro aggregazioni per perseguire
obiettivi di pubblica utilità, talvolta lontano dalla vita politica, talvolta parallelamente ad essa, talvolta dentro.
Questa che stiamo vivendo e’ una fase storica particolare che gia’ si e’ innescata su di una societa’ fluida ed incerta per
rendersi aspramente incidentata dalla presenza delle guerre in corso.
In questa globalita’ di stati e culture diverse il Rotary e’ pienamente integrato.
In questa diversita’ opera. Che cosa e’ che condiziona tale convivenza attiva?
Le posizioni politiche diverse mirano sostanzialmente al bilanciamento dei poteri. In tale bilanciamento di poteri
paradossalmente la guerra esprime altamente il senso profondo delle identita’ diverse.
La guerra demarca un noi ed un loro. La stretta di mano tra i popoli cioe’ la pace implica una profonda crisi di identita’ pur nel tentativo di parziali armonizzazioni che , in definitiva, costituisce il fondamento del problema politico-economico.
In questo problema fluttuano. La ricchezza e poverta’. I sistemi economici pero’ rappresentano problemi che non
possono essere risolti tramite la sola economia.
La politica non puo’ rispondere alle esigenze delle culture diverse che costituiscono il problema dominante.
Accanto alla politica le diversita’ religiose costituiscono grande responsabilita’ nella dinamica degli eventi.
Che cos’e’ che consente al Rotary la comprensione di tale processo universale nelle diversita’ culturali economiche e
politiche?
E cosa e’ che consente al Rotary di essere tangibilmente accolto e pienamente condiviso in tale globalita’?
Vi e’ indubbiamente il substrato etico a rappresentarne il sistema portante.
Una etica volta a cogliere gli elementi della condotta umana in una visione di insieme la cui centralita’ poggia sulla
consapevolezza della dignita’ della vita umana stessa. Una sorta di etica laica non condizionata dalla diversita’ delle
componenti.
Da qui un comportamento umano ordinato secondo un progetto morale che riconosca la sua centralita’ nel rispetto
dell’alterita’.
La’ dove tale rispetto e’ un bene umano essenzialmente laico, in un umanesimo laico che non induca alla neutralita’ ma alla comprensione della diversita’ umana con quella tolleranza che porta alla comprensione.
E cio’ concettualizza le Societa’ aperte che portano a vocazioni inclusive e democratiche che promuovono la
liberta’ e l’accesso equo al bene comune con presupposto di un benessere quanto piu’ esteso possibile a tutti i membri
della societa’ indipendentemente dalla loro provenienza o identita’. E cio’ a fronte delle societa’ chiuse dalle regole e
norme rigidamente stabilite con minore considerazione dei cosiddetti estranei o diversi.
Non cosi’ nelle Societa’ aperte le cui norme e istituzioni promuovono elettivamente democrazia e liberta’.
In tali modelli di “societa’ aperta” il concetto di bene comune e’ ampio ed inclusivo. Cio’ che il Rotary promuove in tutto il mondo, cio’ che il Rotary esprime verso gli altri, si fonda sui valori fondamentali della cultura occidentale quali la comprensione interculturale e la cooperazione internazionale per un mondo piu’ pacifico nelle diversita’.
Ma dice Popper : se dovessimo considerare illimitata la dimensione della tolleranza estendendola anche a coloro
che sono intolleranti, se non siamo disposti a difendere una societa’ tollerante contro l’attacco degli intolleranti ,
allora i tolleranti saranno distrutti e la tolleranza con loro.
Dice Serge Latouche vi e’ necessita’ diritrovare il senso del limite e della sobrieta’ “rivendicando la liberazione della societa’ occidentale dalla dimensione economicista” per la sopravvivenza dell’Umanita’. Egli prosegue:
Vi e’ inoltre necessita’ di debellare l’illimitatezza della tolleranza promuovendo il dialogo tra le diversita’
E noi egregi amici, abbiamo il dovere di far prosperare il Rotary in rigorosa fermezza sui cardini della cultura
occidentale ed in essa la specificità della nostra identita’ regionale. Sarà così che la Calabria dovrà esprimere autonomamente le
proprie potenzialità facendo lievitare i propri valori già in essere sollecitando ogni rotariano ad una costante intelligente
presenza da cui possa scaturire adeguato costrutto.
Noi tutti, nelle rispettive appartenenze, saremo chiamati, nella nostra autonomia, a coniugare i valori propri della Calabria,
ricca di storia e di potenzialità, con quelli rotariani rinnovati e vivificati alla luce di un vivere nuovo.
Purtroppo pero’, la Calabria, ha perso il passo nel divenire del tempo e delle condizioni che ne demarcano il progresso.
La politica degli ultimi decenni ha impresso sostanzialmente un andamento sulla misera pochezza che si riflette
primariamente sulla componente giovanile della società. Vi è la più bassa occupazione giovanile e vi è minore investimento
su tale segmento. Vi è la più ritardata conquista di una propria autonomia e di una formazione familiare propria. Mettendo
assieme tutti questi aspetti risultiamo la regione nella quale i giovani contano meno dal punto di vista sociale, economico,
demografico e politico. La riduzione della popolazione giovanile nella nostra regione induce degiovanimento
demografico che se duraturo transita ineluttabilmente in un degiovanimento sociale, cioè in una perdita di peso nei vari ambiti rilevanti della vita politica.
Abbisogniamo di cultura della conoscenza, di cultura della responsabilità, di cognizione conseguenzialista per potersi
realizzare il passaggio dalla individualità alla pluralità. Una pluralità democratica , in una società aperta, ove l’IO, nella
propria responsabilità, includa quella globale che lo faccia così transitare da individuo a persona a cittadino. E’ qui la società e la politica. Il Rotary, nel tempo che volge, “dovrà costantemente dare prova della propria fedeltà alla cultura della dignità inviolabile d’ogni persona e della “universalità” dei suoi diritti “. Dovremo tutti assieme vivere compiutamente nel pieno della
cultura occidentale, ma reclamandone fortemente il diritto di poter essere attori scevri dal freno esistenziale che ancora
persiste.
E’ quì la società civile. E’ qui la politica. E’ qui nella societa’ civile il Rotary che prospera sulla presenza responsabile di
uomini e donne portatori di professionalità diverse. Ed in queste : la consapevolezza inizialmente considerata in una
dimensione squisitamente pragmatica coniugò nel passato conoscenza ed attività pratica assegnando ad ogni professione
un ruolo sociale concreto basato sui risultati derivanti dalle singole azioni. Ma la consapevolezza non era altro che un
momento di SAPERE.
Nel passato la presenza nel Rotary di un grande assieme di saperi ne costituiva l’intrinseca alta valenza; saperi come
forme sociali , eminentemente relative e sottoposti a processi di continui mutamenti. Ed erano proprio i vari saperi, sorretti
primariamente dalle idee, che consolidavano l’aspetto etico della conoscenza. Quei saperi che dovrebbero, oggi piu’ che
mai ,rappresentare la fonte dinamica del divenire transitando da una conoscenza acquisita ad altra che spesso modifica le
connotazioni di quelle di partenza.
Si dovrà conquistare legittimo spazio per il Rotary, per porsi, con forme e metodologie appropriate , quale interlocutore
dialettico con i governi di città, province e regioni su tematiche dalle rilevanti implicazioni etiche.
Si dovranno propugnare innesti di valori e principi rotariani anche sul tronco della politica nel tentativo di promuovere
una svolta dal culto del potere all’etica del servizio, per un positivo rinnovamento e per la costruzione di una società , in
cui il potere, ogni potere, non sia fine ma mezzo funzionale per il bene comune.
Noi Rotariani dovremmo rappresentare circuito elitario nel globale della società civile.
Noi Rotariani dovremo essere portatori di pluralità valoriali che, dedicate al servizio, possano costituire ponti di connessione tra società civile e politica.
Oggi necessita che il Rotary, parte elitaria della nostra società civile, travalichi il confine di una società chiusa per immettersi
con le proprie indiscutibili potenzialità, nell’agone della vita pubblica in dialoghi sempre più ampi sì da costituire
componente attiva di presente e futuro che si contrappone alla misera pochezza che nasce da una Calabria defraudata dei
suoi valori negli ultimi decenni, dalla rarefazione elitaria ed in genere dei portatori di idee.
Noi rotariani calabresi siamo chiamati alla partecipazione in un realistico processo di rinascita ponendoci come l’assieme di
individualità da cui possa derivare una sintesi di pensiero che a sua volta rappresenti proposta e pressione dei valori etico
politici.
E’ auspicabile che tale assieme di individualità possa costituire un unicum democratico di pensiero che rinvigorisca sempre
più le radici dell’appartenenza dando nel contempo impulso a superare gli steccati riduttivi per giungere sulle altre ribalte e
tra queste quella politica;là dove la politica sia pensiero etico che propone e realizza
stadi di civiltà.
PDG Decano Vito Rosano