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Eccellenze calabresi: cibo sostenibile fra innovazioni e tra

 

Ha lasciato in anticipo il Comune dove era dirigente del Settore Lavori pubblici per dedicarsi a tempo pieno alla sua “creatura”: un’Azienda di trasformazione, confezionamento e commercio di prodotti agricoli in Sila, a Camigliatello.
L’ingegnere Franco Collorafi ha avuto successo anche nella veste di manager e la sua Azienda, pur di piccole dimensioni, oggi esporta funghi, peperoncini, melanzane ed altre bontà sott’olio non solo in Europa, ma negli Stati Uniti, in Canada, in Australia.
L’ing. Collorafi ha illustrato il 25 settembre scorso ieri sera ai soci del Rotary Cosenza Nord, all’Italiana Hotels, la sua esperienza e, quindi, il suo punto di vista sulla situazione dell’impresa calabrese nel nuovo scenario di regole europee e di innovazioni tecnologiche. Un quadro, per la verità, non esaltante, come del resto è noto. La Calabria è ancora indietro nell’esportazione, ma anche nel creare filiera, indispensabile invece per porre le basi dei riconoscimenti dop e igp ai prodotti locali. Tant’è che, nonostante le eccellenze vantate, sono ancora pochi sia i prodotti a denominazione di origine protetta che quelli a indicazione geografica protetta. Neanche il cedro e il celeberrimo peperoncino sono assurti a questi onori. Addirittura – e contro la credenza più diffusa – la Calabria non coltiva peperoncino, se non in minima quantità, certo non sufficiente per una adeguata produzione commerciale.
Dunque, dice Collorafi: “Manca una cultura dei prodotti di eccellenza ed il connubio tradizione-innovazione segna il passo. Si può avere successo solo a patto di “scavalcare” i confini regionali e rivolgersi a mercati internazionali”. Ma la crisi morde e non tutti ce la fanno.

Di chi le responsabilità di questa stagnazione che dura da decenni? Certamente di un sistema istituzionale, a diversi livelli, non in grado di offrire il giusto supporto a chi vuol fare impresa, ma anche di un atavico individualismo imprenditoriale che ancora oggi impedisce un proficuo associazionismo.
Molti interventi hanno animato il successivo dibattito, alcuni per condividere l’impostazione del relatore, altri per mettere in luce le positività che pure ci sono -si vedano i progressi compiuti in campo enologico- e per sottolineare in particolare il ruolo che sta giocando l’Università nel formare giovani scientificamente attenti e preparati su queste tematiche.
Una degustazione finale dei prodotti dell’Azienda Fattoria Sila, omaggio dell’ospite, ha concluso la serata.

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